Il caso del referendum sulla riforma della giustizia
Negli ultimi giorni molti cittadini si stanno ponendo la stessa domanda: se il referendum è già fissato per il 22 e 23 marzo 2026, perché si continua a raccogliere firme?
La raccolta firme viene spesso percepita come un passaggio inutile, simbolico o puramente politico. In realtà, soprattutto nei referendum costituzionali, non è affatto così. Per capirlo, è utile partire dalle regole di base e usare proprio questo referendum come esempio concreto.
Che cos’è davvero una raccolta firme per un referendum costituzionale
La Costituzione italiana stabilisce che le leggi di revisione costituzionale non entrano automaticamente in vigore dopo l’approvazione parlamentare. Se una legge costituzionale non viene approvata con la maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, può essere sottoposta a referendum popolare.
Questo referendum, però, non scatta automaticamente: deve essere richiesto. La richiesta può arrivare da 500.000 elettori, da un quinto dei membri di una Camera o da cinque Consigli regionali.
La raccolta firme serve esattamente a questo, attivare formalmente il diritto dei cittadini a pronunciarsi, non a sostenere una posizione politica. Firmare non significa votare “Sì” o “No”, ma chiedere che la decisione finale venga rimessa al corpo elettorale.
Il caso concreto: Perché nasce la confusione?
Nel caso della riforma della giustizia, il Parlamento ha approvato una legge costituzionale senza raggiungere la maggioranza dei due terzi. Questo ha aperto la possibilità di un referendum confermativo.
Successivamente, con un decreto del Presidente della Repubblica, è stata fissata la data del voto per il 22 e 23 marzo 2026.
Ed è qui che nasce il corto circuito comunicativo: perché se la data del referendum è già stata stabilita, la raccolta firme sembra perdere senso. Ma in realtà, le due cose non coincidono.
La fissazione della data è un atto istituzionale che si inserisce in un procedimento già avviato, ma non cancella il valore della richiesta popolare prevista dalla Costituzione.
Perché la raccolta firme resta importante anche con una data già fissata
Annunciare o fissare una data non equivale a rendere irrilevante la partecipazione dei cittadini. La raccolta firme rappresenta uno dei canali costituzionali attraverso cui il referendum viene richiesto proprio dai cittadini.
Serve a trasformare una possibilità astratta in un diritto esercitato direttamente dagli elettori, rafforzando la legittimazione democratica dell’intero processo.
In altre parole, la raccolta firme non è un doppione del referendum né una formalità superflua. È uno strumento che garantisce che la consultazione popolare non sia percepita solo come una decisione calata dall’alto, dal potere, ma anche come il risultato di un’iniziativa civica prevista e tutelata dalla Costituzione.
Il fattore tempo: Perché esiste una scadenza anche se non è indicata?
Un altro elemento che genera confusione è l’assenza, sulla piattaforma ufficiale per la raccolta firme, di una data di scadenza visibile. Questo porta molti a pensare che il termine sia arbitrario o inesistente.
In realtà, il limite temporale è fissato direttamente dalla Costituzione.
L’articolo 138 della Costituzione stabilisce che la richiesta di referendum deve avvenire entro tre mesi dalla pubblicazione della legge costituzionale. Nel caso specifico, la legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. Di conseguenza, la raccolta firme può avvenire solo fino alla fine di gennaio 2026, e non oltre. Non si tratta di una scelta politica né di una decisione amministrativa, è un vincolo costituzionale automatico.
Una precisazione necessaria
L’obiettivo di questo articolo è chiarire un meccanismo spesso frainteso. La raccolta firme non perde valore solo perché il referendum è stato annunciato o perché una data è stata fissata. Al contrario, rimane uno degli strumenti attraverso cui i cittadini partecipano direttamente ai processi di revisione costituzionale.
Comprendere come funziona questo passaggio è importante indipendentemente da come si voterà. È una questione di alfabetizzazione democratica, non di schieramento.
Dove e come firmare
La raccolta firme per la richiesta di referendum costituzionale avviene tramite la piattaforma ufficiale del Ministero della Giustizia.
Firmare non significa esprimere un voto favorevole o contrario alla riforma, ma chiedere formalmente che il referendum si svolga secondo quanto previsto dalla Costituzione.
La sottoscrizione può essere effettuata online, tramite identità digitale (SPID o CIE), al seguente link ufficiale:
👉 https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034
La possibilità di firmare è limitata nel tempo, la richiesta di referendum deve avvenire entro la finestra temporale stabilita dalla Costituzione.
Fonti e Approfondimenti
- Costituzione della Repubblica Italiana – Articolo 138
- Legge 25 maggio 1970, n. 352 – “Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo”
- Decreto del Presidente della Repubblica 13 gennaio 2026 – Indizione del referendum popolare confermativo sulla riforma dell’ordinamento giurisdizionale (Gazzetta Ufficiale, 14 gennaio 2026)
- Referendum e Iniziative Popolari – Raccolta firme per il referendum