- Che cos’è la magistratura e quali funzioni svolge
- Differenze tra giudici e pubblici ministeri
- Come si diventa magistrato e come si sviluppa la carriera
- Le garanzie di indipendenza previste dalla Costituzione
- Le diverse giurisdizioni italiane e il ruolo del CSM
- Perché l’indipendenza dei magistrati è fondamentale per i cittadini
Questo articolo è la terza parte dell’approfondimento dedicato al sistema giudiziario italiano.
Dopo aver visto che cos’è il CSM nella prima parte e come funziona il Consiglio Superiore della Magistratura nel dettaglio, nella seconda parte, è ora il momento di concentrarsi sui protagonisti della giurisdizione: i magistrati.
Capire chi siano, come lavorano e da quali regole sono tutelati permette di comprendere come nasce la decisione giudiziaria che incide sulla vita dei cittadini. La magistratura è infatti uno dei pilastri della democrazia costituzionale: la sua indipendenza non è un privilegio, ma una garanzia per tutti.
Che cos’è la Magistratura
Secondo la Costituzione, la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere dello Stato (art. 104 Costituzione). Amministra la giustizia “in nome del popolo” (art. 101 Costituzione), applicando la legge ai casi concreti e garantendo la tutela dei diritti e delle libertà.
Il CSM definisce la magistratura come l’insieme dei soggetti che esercitano la giurisdizione, cioè il potere di decidere controversie e di controllare la legalità dell’azione amministrativa e penale dello Stato.
Giudice e Pubblico Ministero: due funzioni distinte
Uno dei punti spesso fraintesi riguarda la distinzione tra giudice e pubblico ministero. Condividono le stesse garanzie costituzionali e sono governati dallo stesso organo, il CSM.
Entrambi sono magistrati, ma esercitano funzioni radicalmente diverse.
Il Giudice (funzione giudicante)
Esercita la funzione giudicante: decide controversie civili, penali e del lavoro, valutando le prove in modo imparziale e applicando la legge al caso concreto. La sua indipendenza è un principio assoluto: non può subire pressioni interne o esterne.
Il giudice, quindi, è la figura che decide. Valuta le prove, ascolta le parti, applica la legge e pronuncia una sentenza.
È esattamente la voce neutrale, quella che deve essere “super partes” in ogni circostanza.
E non è un modo di dire: la sua imparzialità è un requisito assoluto. Il giudice non può essere né “dalla parte di qualcuno”, né “contro qualcuno”: può solo essere dalla parte della legge.
Il Pubblico Ministero (funzione requirente)
Il PM è un magistrato che esercita la funzione requirente:
- esercita l’azione penale (art. 112 Cost.)
- dirige la polizia giudiziaria (art. 109 Cost.)
- partecipa ai processi come parte pubblica
- tutela l’interesse dello Stato e della legge
- promuove le indagini e sostiene l’accusa nel processo penale
Quindi il pubblico ministero, non è un giudice.
È un magistrato che rappresenta l’interesse pubblico, dirige le indagini e promuove l’azione penale.
Nel processo penale è la parte che sostiene l’accusa: non per ottenere una condanna a tutti i costi, ma per fare in modo che si accerti la verità, qualunque essa sia.
C’è un elemento molto importante, riguardo l’azione penale, che spesso viene dimenticato:
in Italia l’azione penale è obbligatoria.
Questo significa che, quando emergono elementi che indicano un possibile reato, il PM non può scegliere se procedere o meno. Deve farlo, è obbligato. La Costituzione gli impone di agire.
E questo principio ha una conseguenza importantissima:
il PM non lavora per ottenere condanne, lavora per accertare la verità. Anche quando la verità va nella direzione opposta.
Infatti, se il PM scopre che una persona non è colpevole, ha il dovere — e non la facoltà — di chiederne l’assoluzione.
Quindi in Italia, Giudici e PM, svolgono funzioni diverse ma appartengono alla stessa carriera, questi significa soprattutto che sono entrambi soggetti alle stesse garanzie di indipendenza.
Questo sistema è alla base della discussione politica contemporanea sulla possibile separazione delle carriere.
Come si diventa Magistrato
L’accesso alla magistratura avviene tramite concorso pubblico, come previsto dall’art. 106 della Costituzione.
Le tappe principali:
- Concorso per magistrato ordinario (altamente selettivo)
- Tirocinio presso uffici giudiziari
- Prima assegnazione a funzioni giudicanti o requirenti
- Valutazioni periodiche di professionalità (ogni 4 anni)
- Eventuale accesso a incarichi più complessi o direttivi
Le valutazioni sono basate su criteri oggettivi come capacità, equilibrio, produttività, impegno e rispetto dei tempi processuali, secondo le indicazioni del CSM. Inoltre il CSM è responsabile di assunzione, assegnazioni, trasferimenti e promozioni dei magistrati, come abbiamo visto nell’articolo “Come funziona il Consiglio Superiore della Magistratura”.
La carriera del magistrato: progressioni e incarichi
La carriera dei magistrati non si sviluppa automaticamente, ma attraverso valutazioni e passaggi decisi dal CSM.
Il Consiglio stabilisce:
- l’ammissione in ruolo;
- la conferma nelle funzioni;
- i trasferimenti;
- l’accesso agli incarichi direttivi e semidirettivi;
- il collocamento fuori ruolo;
- l’eventuale riammissione in servizio.
Gli incarichi direttivi principali includono: Procuratore della Repubblica, Procuratore aggiunto, Presidente del Tribunale, Presidente di sezione, Procuratore generale in Corte d’Appello, Primo Presidente e Procuratore generale della Cassazione.
Il conferimento degli incarichi direttivi avviene con il meccanismo del concerto con il Ministro della Giustizia, previsto dall’art. 110 della Costituzione, ma la decisione finale rimane in capo al CSM.
Le giurisdizioni: ordinaria e speciali
Secondo gli articoli 102 e 103 della Costituzione, la giurisdizione italiana si articola in diverse forme.
La giurisdizione ordinaria
Si occupa di:
- cause penali;
- cause civili;
- controversie in materia di lavoro.
Le giurisdizioni speciali
Sono previste dalla Costituzione stessa:
- Giustizia amministrativa: TAR e Consiglio di Stato
- Giustizia contabile: Corte dei Conti
- Giustizia militare: Tribunale militare e Corte militare
La Corte costituzionale rappresenta un unicum: non rientra nella magistratura ordinaria ma esercita funzioni specifiche, come il controllo di legittimità delle leggi, conflitti di attribuzione, e altri casi previsti.
Il CSM chiarisce come queste giurisdizioni siano autonome ma coordinate nell’ambito del sistema giudiziario italiano.
Doveri e garanzie del magistrato
L’indipendenza del magistrato è assicurata da una serie di garanzie previste dalla Costituzione:
- inamovibilità: il magistrato non può essere trasferito senza suo consenso o decisione del CSM (art. 107 Cost.)
- soggezione soltanto alla legge (art. 101 Cost.)
- divieto di appartenenza a partiti politici (art. 98 Cost.)
- responsabilità disciplinare in caso di condotte illecite
Il file del CSM elenca inoltre i principali doveri deontologici: esercitare le funzioni con correttezza, equilibrio, imparzialità, diligenza e riserbo, mantenendo sempre un comportamento rispettoso del ruolo ricoperto.
Le garanzie e i doveri non sono in contrasto tra loro: l’indipendenza richiede responsabilità, così come la responsabilità richiede condizioni che la rendano possibile. La combinazione di doveri e garanzie è ciò che consente al magistrato di esercitare la giurisdizione in modo libero e responsabile.
Il ruolo del CSM nella vita professionale dei magistrati
Il CSM è al centro dell’autogoverno della magistratura. Secondo l’art. 105 della Costituzione e il materiale ufficiale del Consiglio, il CSM decide:
- assume i magistrati;
- decide le valutazioni di professionalità;
- stabilisce i trasferimenti;
- assegna e conferma gli incarichi direttivi;
- coordina l’applicazione del sistema tabellare;
- giudica nei procedimenti disciplinari.
Il Consiglio interviene quindi in tutti i principali aspetti della vita professionale del magistrato, proprio per garantirne l’indipendenza. Il suo ruolo è quello di mantenere l’equilibrio del sistema: un organo troppo forte o troppo debole metterebbe a rischio l’indipendenza dell’intera giurisdizione.
L’importanza del principio del “giudice naturale“
Il principio del giudice naturale precostituito per legge (art. 25 della Costituzione) è attuato dal sistema tabellare, che stabilisce la distribuzione dei procedimenti tra i magistrati secondo criteri oggettivi e trasparenti.
Le tabelle organizzative impediscono scelte arbitrarie e garantiscono che ogni persona sia giudicata da un giudice imparziale, individuato prima del processo e non scelto in base al contenuto del caso. Questo impedisce che un processo venga affidato “su misura” a un determinato magistrato, proteggendo l’imparzialità del giudizio.
È una garanzia irrinunciabile dello Stato di diritto.
Perché l’indipendenza della magistratura è essenziale
La magistratura è una delle colonne portanti della democrazia.
La sua indipendenza non è un privilegio dei magistrati, ma una garanzia per i cittadini.
Solo una magistratura autonoma può:
- contrastare gli abusi del potere;
- tutelare le libertà fondamentali;
- garantire un processo equo;
- assicurare la legalità amministrativa;
- proteggere il cittadino da ingerenze indebite.
Il CSM sottolinea che la funzione giudiziaria è essenziale per la tutela dei diritti fondamentali e per il rispetto della Costituzione. Questa indipendenza è decisiva anche perché l’art. 113 Cost. garantisce a ogni cittadino la possibilità di impugnare gli atti della Pubblica Amministrazione davanti a un giudice imparziale, assicurando così una protezione effettiva contro ogni abuso.
In conclusione
La magistratura è uno dei cardini della democrazia.
Comprendere chi sono i magistrati, come lavorano e quali garanzie costituzionali li tutelano permette di comprendere l’intero sistema giudiziario italiano.
Giudici e pubblici ministeri svolgono funzioni diverse ma complementari, e il CSM assicura che la loro attività si svolga nel rispetto della legge e dell’indipendenza.
Queste garanzie non servono solo agli operatori del diritto: servono a ogni cittadino che, prima o poi, può trovarsi a chiedere giustizia.
Fonti a Approfondimenti
- Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 101–113 – Senato della Repubblica.
- Il CSM – Sito ufficiale del Consiglio Superiore della Magistratura.
- La Magistratura – Il sistema giudiziario italiano.
- Gazzetta Ufficiale – “Decreto 6 aprile 2022”.
- Legge 24 marzo 1958, n. 195 – Norme sulla costituzione e sul funzionamento del Consiglio superiore della Magistratura” – Normattiva.it.
- Treccani – “Consiglio superiore della magistratura” e CSM di Vincenzo Chieppa, Lucio Galterio.